



L’artista Lucia Ferrara presenta l’opera “Tav 4”, parte del più grande ciclo pittorico del progetto NEVER PERFECT, nato nel 2017 di cui l’artista detiene tutti i diritti.
Acrilico su tela dimensioni 240×200 cm
“Never Perfect” è un progetto sociale, museale, ma anche un impegno, la missione di avvicinare le persone, attraverso l’arte, alle storie umane.
Il progetto Never Perfect è una storia raccontata attraverso le immagini e, come tale, segue una logica strutturale simile a quella di un libro o di una favola e, su DNheArt, così verrà presentata.
Eccoci ad un nuovo appuntamento con DNheArt e alla nuova tela, del progetto, questa volta parliamo della Tav 4.
Chi di noi, nella propria esistenza, non ha sperimentato la difficoltà di vivere?
In questo progetto, si parla di dolore, di trauma, di necessità di “vedere” le parti dolorose della nostra storia personale e umana, al fine di trasformarle in eccezioni positive.
Cosa accade nella nostra psiche quando subiamo una “frattura”?
Gli eventi traumatici hanno la capacità di incidere sulla nostra vita in pochi istanti per poi, però, perdurare anche per tutta una vita.
Normalmente quando parliamo di una ferita, siamo portati a pensare ad un taglio e al sangue che ne potrebbe derivare, se, invece, parliamo di frattura, capiamo, da noi, che alcuni danni derivati da essa potrebbero essere non visibili, profondi e non meno importanti.
Ricordiamoci che il trauma divide la nostra esistenza in due momenti, un prima e un dopo l’evento stesso. Questo ci costringe a mettere in discussione tutto ciò che siamo, i nostri valori, lo stile di vita, i desideri, le emozioni.
Ecco perché, in questa tav.4, l’artista rappresenta due persone, due facce della stessa medaglia, l’una pronta ad operare su se stessa, l’altra a subire, a decidere se lasciarsi soccombere dal dolore o trovare la forza necessaria a reagire.
Perché per reagire bisogna riappropriarsi della parola futuro, un passo alla volta, scegliere di vivere o quantomeno sopravvivere, cambiati, diversi, ma sempre unici. Una cosa della quale si parla poco, dopo un trauma, è come riuscire a collegare il passato con il presente, come lasciare andare e comprendere che l’evento singolo, non può, anzi, non deve, poter distruggere tutte le possibili prospettive future. Questo è un percorso molto complesso.
Ci vuole il coraggio di ricordare.
Ciò che viene ritratto nell’opera dell’artista è la crisi esistenziale il conflitto interiore che mette in discussione l’identità i valori e il senso della vita; un momento umano difficilissimo che può coinvolgere stati depressivi, ansiosi, confusione e infinita amarezza.
Un altro aspetto centrale dell’opera è il tema della morte, la contrapposizione stessa tra vita e morte che le due donne rappresentano in una sorta di danza/ lotta tra la vita e la morte.
Un tema che viviamo con angoscia e paura seppure siano parte della nostra esistenza, cerchiamo di illuderci che il “tempo della vita” non riguardi la morte, ma vita e morte sono due forze contrarie ma vicine, opposti che si abbracciano e si fondono.
Attraversando le nostre fratture e la paura stessa della parola morte possiamo imparare ad accettare i nostri limiti, fisici e psicologici.
L’artista pensa profondamente che la vera felicità sia insita nel cuore, che non posa essere distrutta dagli eventi, perché essi sono imprevisti, che nonostante la loro tragicità è nel blu del cielo e della tela che occorre rifugiarsi, per accettare di lottare ogni giorno per la verità e la rinascita.
Lucia Ferrara










