Antonio Bueno | “La Profezia Postmoderna” | Palazzone | Biella

ANTONIO BUENO E LA PROFEZIA POSTMODERNA

Storie e racconti dalla collezione di famiglia

Dal 24 ottobre al 28 febbraio 2027 al Palazzone a Biella

Dagli esordi fiorentini degli anni ‘40 al successo della Biennale del 1984, dalla pittura della realtà fino agli ultimi irriverenti d’après. La collezione di famiglia restituisce il ritratto di un artista che ha attraversato da protagonista alcune delle esperienze più significative e sperimentali della ricerca visiva del secondo dopoguerra, conservando sempre autonomia di giudizio e libertà creativa. La mostra propone una prospettiva critica del tutto nuova che, sciogliendo i nodi di una produzione complessa e sfaccettata, rivela la coerenza di un percorso pienamente inscritto nella «condizione postmoderna», collocando la figura di Antonio Bueno tra le testimonianze più originali, dissacranti e visionarie del Secondo Novecento.

Dal 24 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027, le sale espositive del Palazzone a Biella ospitano la mostra Antonio Bueno e la profezia postmoderna. Storie e racconti dalla collezione di famiglia, promossa e organizzata dal gruppo Sella e dalla Direzione artistica di Banca Patrimoni Sella & C. in collaborazione con l’Associazione Culturale Bueno e curata da Isabella Bueno, Daniela Magnetti, Stefano Sbarbaro e Filippo Timo.

Il progetto espositivo propone una nuova lettura critica del percorso artistico di Antonio Bueno (1918 – 1984). Frutto di un’attenta ricerca di studio sulla collezione degli eredi, integrata da opere provenienti da raccolte pubbliche e private, restituisce il ritratto coinvolgente di un interprete visionario dell’arte del ‘900. La mostra ripercorre la vicenda singolare di un artista capace di muoversi tra tradizione e avanguardia e di attraversare i principali snodi del dibattito artistico del secondo dopoguerra, anticipando, con una parabola stilistica complessa e stratificata, l’estetica e la sensibilità postmoderne.

“Una collezione di famiglia va oltre un semplice insieme di opere: è fatta di ricerche, di ritrovamenti, di memorie tramandate. Portarla al Palazzone significa raccontare queste storie e permettere a chiunque di entrare in dialogo con l’arte di Antonio Bueno. La mostra restituisce così uno sguardo inedito sul percorso dell’artista e permette anche di entrare in contatto con chi ha custodito la sua eredità con amore e ostinazione.” spiega Daniela Magnetti, direttrice artistica di Banca Patrimoni Sella & C. “Condividere una collezione di famiglia con il territorio diventa allora un gesto di generosità che avvicina l’arte alle persone.”

Il percorso accompagna il visitatore in un viaggio temporale che attraversa quattro stagioni creative. Un racconto che si apre con l’arrivo di Antonio Bueno in Italia insieme al fratello Xavier nei primi anni Quaranta. A Firenze danno vita a un’intensa stagione di formazione, confrontandosi con la tradizione e le espressioni della pittura legate al dato reale. Scoprono il Rinascimento toscano, ponendolo in dialettica con la memoria figurativa spagnola di Velázquez e Zurbarán. Questa ricerca condivisa trova perfetta sintesi e profonda compartecipazione artistica nel Doppio autoritratto del 1944, opera che giunge del Museo Garda di Ivrea. In chiusura decennio, libero da dogmi e formule, Antonio Bueno avvia una prima svolta personale in chiave neometafisica, approdando a un linguaggio enigmatico e perturbante. Ha così inizio la seconda sezione, che si addentra negli anni Cinquanta, stagione che vede protagoniste assolute le composizioni con pipe in gesso e uova. Queste immagini, sospese tra il rigore geometrico di Piero della Francesca e l’enigma metafisico di Giorgio de Chirico, ottengono un primo importante successo di mercato, che l’artista arriverà a rinnegare con un vero atto di iconoclastia pittorica, mettendo in scena la distruzione del ciclo con la serie Cimitero di pipe. Nel frattempo, verso la metà del decennio, Bueno reintroduce la figura, assente da alcuni anni, facendo comparire le prime damine, presenze che diverranno iconiche in tutta la sua produzione futura.

Gli anni Sessanta vedono Antonio Bueno protagonista nel vivace laboratorio fiorentino di quegli anni di sperimentazioni. Nel 1962 fonda Nuova Figurazione con Loffredo, Berti e Nativi, impegnandosi a superare l’esperienza dell’Informale e la rigida polarizzazione tra astrazione e figurazione; in questa fase nascono le impronte monocrome (1959-1962), eseguite a tampone e concepite come tracce de-individualizzate.

Nel 1963 fonda a Firenze il Gruppo 70 con Pignotti, Miccini, Ori e Marcucci, coinvolgendo poeti come Sanguineti, musicisti come Bussotti e Chiari, e intellettuali come Dorfles ed Eco. È proprio Umberto Eco, con Opera aperta, a fornire le basi teoriche per azzerare le gerarchie tra cultura alta e linguaggi di massa convertendo collage verbo-visivi e codici pubblicitari in strumenti di critica alla società dei consumi. Nel dicembre del 1968, preoccupato per le derive di maniera del gruppo, Bueno scrive una lettera di abiura a Sergio Salvi, proclamandosi artista di neo-retroguardia.

L’ultima sezione della mostra racconta l’approdo di Bueno a una piena e consapevole maturità nel solco dell’estetica postmoderna. La sua opera si popola di una straordinaria galleria di presenze seriali — damine, marinaretti, carabinieri e pompieri — figure attonite e perturbanti che nascono da una rigorosa indagine formale, riaffermando così il valore della pittura come luogo di una silenziosa e immutabile meditazione.Espressione inconfondibile di questa fase sono i celebri d’après: un confronto colto, acronico e dissacrante con i grandi modelli della storia dell’arte, da Bronzino a Caravaggio fino agli amati Ingres e de Chirico. Senza rinunciare al suo virtuosismo esecutivo, Bueno deforma la tradizione con affilata ironia e spirito parodistico. La definitiva consacrazione arriva con la Biennale di Venezia del 1984 e la sala dedicata al suo “Museo Ludico” nel Padiglione Italia, che lo afferma tra i più lucidi e precoci interpreti del Postmoderno in Italia.

A cerniera tra le sezioni, lo spazio che raccorda le sale si trasforma in un dispositivo narrativo che raccoglie un prezioso nucleo di documenti d’archivio, in gran parte inediti. In un’ideale timeline, fotografie d’epoca, volumi storici e rari cataloghi di mostre, accanto a disegni preparatori, appunti e testimonianze visive, scandiscono le tappe di una parabola artistica intensa e funambolica.

Pur nel rispetto della cronologia creativa, l’allestimento e le scelte curatoriali ne scardinano di proposito la rigidità didascalica: opere dell’ultima produzione compaiono in mostra nelle sezioni dedicate alle decadi precedenti, generando una serie di cortocircuiti visivi che rendono immediatamente leggibile un’unica e coerente visione pittorica. Il passato viene evocato con la consapevolezza di chi conosce il linguaggio e il mestiere e la citazione, lontana da ogni nostalgia, diventa strumento critico e ironico di riscrittura. È la stessa logica che Jean-François Lyotard nel suo celebre saggio del 1979 “La Condizione postmoderna” assocerà alla fine delle grandi narrazioni e cheFredric Jameson un decennio più tardi chiamerà pastiche: processi che è possibile osservare nella pittura di Bueno fin dal dopoguerra. Tutti elementi che consentono di riconoscere in Antonio Bueno uno dei più lucidi interpreti italiani della sensibilità postmoderna.

“La collaborazione fra l’Associazione Culturale Bueno e la Direzione Artistica di Banca Patrimoni Sella & C. ha permesso di dare vita a un progetto importante che si concretizza in questa mostra e nel prestigioso catalogo che la accompagna” dichiara Isabella Bueno, figlia dell’artista e Presidente dell’Associazione Culturale Bueno. “Non si tratta semplicemente di una esposizione antologica su Antonio Bueno, ma pone l’attenzione sul significato e sul valore di un Archivio d’artista e sul ruolo degli eredi nella conservazione e nella tutela della collezione di famiglia.”

La mostra si apre anche a una dimensione di dialogo e condivisione con istituzioni ed enti culturali, in linea con un artista che ha sempre costruito la propria ricerca a contatto con altri linguaggi. Nel corso della sua esperienza con il Gruppo 70, infatti, Bueno si confrontò con musicisti, poeti e critici, confermando la vocazione transdisciplinare della sua parabola artistica.

La collaborazione con la Fondazione Accademia Perosi di Biella approfondisce il rapporto tra Bueno e la musica, elemento ricorrente della sua produzione, e propone un calendario di eventi musicali nelle sale espositive, offrendo una chiave di lettura sonora del percorso.

La sinergia con l’Università di Torino e il Centro Studi Interuniversitario Edoardo Sanguineti valorizza, attraverso approfondimenti dedicati, il legame intellettuale tra Antonio Bueno e il poeta e critico genovese, protagonista del clima culturale e neoavanguardista italiano del secondo dopoguerra.

Con Antonio Bueno e la profezia postmoderna. Storie e racconti dalla collezione di famiglia prosegue l’impegno della Direzione Artistica di Banca Patrimoni Sella & C. sulla valorizzazione dei patrimoni artistici pubblici e privati. Una visione che consente di rendere accessibile al grande pubblico la ricchezza artistica custodita nelle collezioni familiari, attraverso un’opera attenta di condivisione culturale.

Biella, 21 ottobre 2026

SCHEDA INFORMATIVA

Titolo: Antonio Bueno e la profezia postmoderna. Storie e racconti dalla collezione di famiglia

Curatori: Isabella Bueno, Daniela Magnetti, Stefano Sbarbaro, Filippo Timo

Promossa da: Banca Patrimoni Sella & C. in collaborazione con l’Associazione Culturale Bueno

Sede: Palazzone – via dei Seminari 3, Biella

Date: 24 ottobre 2026 – 28 febbraio 2027

INGRESSO GRATUITO

Orari: venerdì, sabato, domenica | 14:00 – 18:00

Visite scuole e gruppi: possibilità di concordare ingresso riservato contattando info@palazzonebiella.it

Catalogo: Dario Cimorelli Editore