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Posted by on Gen 8, 2020 in Eventi, News

Trailer | 13 Minuti | Corto

Trailer 13 Minuti Corto

Trailer 13 Minuti Corto

 

Mitch non era mai stato capace di vivere la sua vita fino in fondo.
Fin da ragazzo aveva avvertito qualcosa di sbagliato dentro di lui. Era bloccato, inconcludente. A scuola il suo rendimento era quello di un alunno che, nonostante le capacità, non riusciva ad emergere. Le relazioni con i compagni erano inesistenti, si isolava dal gruppo.
Crescendo la situazione non migliorò. Trascorse l’adolescenza in una sorta di torpore, di resa; era molto più facile nascondersi, convivere con le proprie sconfitte piuttosto che alzarsi e lottare per liberarsene. Si sentiva incompleto e inadatto, preferiva non cercare la compagnia dei suoi coetanei che gli pareva lo osservassero pronti a dilaniarlo come avvoltoi alla prima mossa sbagliata.
Gli anni della sua giovinezza furono tormentati dai rimorsi, dai pensieri per le occasioni mancate a causa del suo temperamento. Aveva perso troppi treni che non sarebbero mai più passati!
Mitch diventò uomo così, convivendo con il suo fallimento. Era ossessionato dalle proprie paure; l’ansia e la rabbia erano gli unici due sentimenti che sapeva provare.
Vivere significava per lui trattenere il respiro, indossare una maschera per presentarsi nel mondo reale, là fuori. Solo in casa riusciva a riprendere fiato, a sentirsi davvero se stesso. Il suo appartamento era l’unico luogo dove si sentisse libero e tranquillo, un vero e proprio rifugio.
Ma venne il giorno in cui le oscure radici che lo avevano avvolto e alle quali si era aggrappato per anni, diventarono sempre più reali e soffocanti. Gli pareva di sentirle strette intorno al collo, aveva paura, sentiva salire l’inquietudine…

Quel venerdì pomeriggio, Mitch, finita la settimana di lavoro, era passato a rilassarsi al Mood prima di fare rientro a casa.
Da anni quel pub era l’unica deviazione al suo percorso casa-ufficio e Marika, la proprietaria del locale, la sola alla quale si sentisse libero di esternare le sue emozioni.
La giornata non era stata delle migliori e un buon drink l’avrebbe aiutato a stemperare la tensione. Mitch si diresse in una delle salette del locale e, adagiatosi su comodi e rilassanti cuscini colorati, si accese il narghilè.
Pochi minuti e il suo corpo iniziò a distendersi. Poi quelle sensazioni che Mitch conosce bene: il cuore pompa forte, l’adrenalina sale, il sudore gli vela la fronte. Una sensazione di piacevole dolore lo avvolge e Mitch non vuole liberarsene.
Di colpo Mitch apre gli occhi e si ritrova in uno dei suoi tanti mondi fantastici. Non è la prima volta che gli succede, gli piace lasciarsi trasportare in un altrove che non conosce. Viaggiare alla ricerca di sé che con l’aiuto di musica, birra e qualche sigaretta non convenzionale lo fa stare bene, lo libera.
Ma quel trip è diverso, non è come tutti gli altri, le sensazioni che avverte sulla pelle sono strane, sconosciute.
Inizia ad aver freddo e paura….

                                                             M.C.

 

 

Mitch up to that moment, was never able to live life to its full.
Since he was a kid, he had felt something wrong inside of him. He was stuck,inconclusive. At school his grades were those of a scholar that, no matters the ability, couldn’t emerge. The relations with his classmates were inexistent, he would isolate himself from the group.
Growing up the situation didn’t improve. He spent his teenage years in a sort of numbness, of surrender: it was easier to hide,live with his discomfitures rather then get up and fight to get rid of them. He felt incomplete and inappropriate, he preferred not to seek the company of his peers that looked to him they were about to eat him like crows at the first wrong move he would make.
The years of his youth were tormented by remorse, by thoughts of missed opportunities because of his temperament. He had missed too many trains that would never pass again!
Mitch became a man in this way, living with his failures. He was obsessed with his fears; anxiety and anger were the only two feelings he could feel.
For him, living meant holding his breath, wearing a mask to present himself in the real world out there. Only at home he could catch his breath, to really relax himself. His apartment was the only place where he felt free and peaceful, a real refuge.
But the day came when the dark roots that had enveloped him and to which he had clung for years, became more and more real and suffocating. He seemed to feel them tight around his neck, he was afraid, he felt the anxiety rising …
That Friday afternoon, after a working week, Mitch had gone to relax at the Mood before returning home.
For years, that pub was the only detour to its home-office path and Marika, the owner of the restaurant, the only one to whom he felt free to express his emotions.
That day was not the best and a good drink would help him ease the tension. Mitch went to one of the rooms of the restaurant and, resting on comfortable and relaxing colored cushions, the hookah came on.
After a few minutes his body began to relax. Then happened those sensations that Mitch knows well: the heart pumps hard, the adrenaline rises, sweat veils his forehead. A feeling of pleasant pain enveloping and Mitch doesn’t want to get rid of it.
Suddenly Mitch opens his eyes and finds himself in one of his many fantastic worlds. It is not the first time that this happens to him, he likes to let himself be transported to an elsewhere he does not know. Traveling in search of oneself that with the help of music, beer and some unconventional cigarettes makes him feel good, frees him.
But that trip is different, it is not like all the others, the sensations that he is feeeling on the skin are strange, unknown.
He starts feeling cold and afraid…

                                                                M.C.

 

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