
Alla fine del mese di dicembre 2025, sul quotidiano nazionale “Il Manifesto”, il giornalista Massimo Triolo, critico, poeta e scrittore, ha pubblicato un saggio critico dal titolo “Il canto cosmogonico e poetico del vivente”. A proposito di «Prima», una silloge in versi di Gabriella Cinti per Puntoacapo”.
Nell’articolo si osserva come “[…] una visione poetica dell’evoluzione umana centrata sulla nascita del sentire emotivo e del pianto come tratto distintivo della specie. «Chissà se piangevi?» recita il titolo della prima lirica: una domanda impossibile – rivolta a un essere pre-umano di milioni di anni fa – e proprio per questo potente: essa tenta di rimontare all’origine biologica dell’emozione, proiettandovi il sentimento umano per eccellenza, il pianto”.
“È mito delle origini, ma rovesciato: non nasce l’uomo, nasce il sentire. L’accostamento a Mirra, simbolo del dolore d’amore e della metamorfosi in resina, introduce una riflessione sulla conservazione del dolore nelle forme materiali. Il mito funge da prosecuzione culturale di una capacità corporea primitiva.



Si assiste poi a un grande canto cosmogonico d’amore che pone in risonanza la storia dell’universo e la storia affettiva di due individui, come se ogni palpito umano non fosse che l’eco remota del primo fremito della materia”.
“La natura non è fondale, ma linguaggio: trilobiti, dimetrodonti, limuli, oceani primordiali, savane d’aria, coralli, persistenze paleozoiche diventano metafore incarnate della coscienza.
Ogni creatura antica offre un archetipo di forza, anche adattiva, o di fragilità: l’uomo, invece, appare spesso come specie disorientata, «cittadino del niente», bisognoso di amore per redimere la propria inesistenza”
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