
Case umili e arroccate.
Il silenzio caldo dei pomeriggi nelle scalinate tra una viuzza e l’altra,
piccoli giardini quasi nascosti.
Mentre tutti riposano, io giro, esploro,
padrona di questo borgo.
In cima al paesino una chiesa, una piccola piazza assolata e un bar.
Le sedie arancioni di fili di plastica intrecciati.
Chiedo un ghiacciolo e vedo bustine di semi di zucca e ceci tostati, dove abito non li avrei trovati facilmente.
In questo tempo sospeso solo qualche vecchina seduta sulle scale di casa, dai portoncini arrotondati, che sfila l’origano secco dai rami e riempie sacchetti.
Paesino addormentato che la sera si vestirà a festa, con le luci che sembra Natale, gli arrosticini, i sacchetti trasparenti rossi pieni di arachidi.
Le scale della chiesa che diventano sedie per i ragazzi del posto e un palco ospiterà cantanti e musica.
Da un balcone che da sulla piazza mi godo lo spettacolo, inebriata dall’atmosfera da vacanza, dagli schiamazzi di festa, dai profumi.
So che ogni volta, tornando nel paese di mia nonna, sarò un anno più grande e lo ritroverò immutato, ogni anno, ad attendermi.
I vicoli.
Le pannocchie arrostite.
La merenda con pane e olio di oliva.
Al mattino un Ape di qualcuno che vende scope e un’altra cocomeri mi da il buongiorno.
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