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Alessandro Compagnin | Artista Visivo


Storia

La storia di Alessandro Compagnin, biellese di 31 anni, nasce con il “Black Sheep project”: un logo che diventa un vero e proprio stile di vita. Una pecora nera che inizia a tappezzare la sua città natale e che presta il nome ad una moto dall’estetica vincente, che gli vale i primi riconoscimenti a livello internazionale. Un simbolo che si fa tratto distintivo, non solo per i suoi amici, ma anche per chi, come lui, condivide passioni come la boxe e i tatuaggi.
Con il passare del tempo, l’interesse per la vetroresina, nato come un hobby ai tempi della realizzazione della carena per sua prima motocicletta, evolve, lasciando spazio alle applicazioni più disparate: prima fra tutte, il design. Sedie e tavoli, personalizzati e colorati, iniziano a campeggiare nelle case e nei locali di amici ed estimatori, accrescendo l’interesse e l’ammirazione nei confronti di questo nuovo artista. Già, perché non esiste un altro termine per definire un personaggio spinto da tanta urgenza creativa.

Ora Alessandro si sta dedicando principalmente alla creazione di quadri: trasforma la vetroresina in una tela sulla quale ‘dipingere’ forme semplici e volti di persone amiche, nella volontà di dare corpo alla quotidianità.
Chissà quali altre sorprese ci riserverà questo giovane creativo, che si affaccia al mondo artistico con la genuinità e la spinta emotiva che solo chi sa dare vita ad oggetti inanimati riesce ad avere.

I quadri

L’artista è il creatore di cose belle”.

Questo è quanto Oscar Wilde scriveva nella prefazione de “Il ritratto di Dorian Gray”, un libro in cui predomina l’arte – ma principalmente la pittura – in tutte le sue forme. Un vero artista è in grado di creare cose belle con i materiali più semplici, esattamente come sta facendo Alessandro Compagnin con la vetroresina, che plasma per dare forma a piccole meraviglie contemporanee.
Nato quasi come un gioco, l’interesse verso un materiale così insolito è cresciuto con il passare del tempo, permettendo a questo giovane artista biellese di sperimentare forme diverse di arte, dal design alle applicazioni al settore motociclistico, fino ad approdare a questa nuova fase del suo percorso creativo. Alessandro ha scelto di concentrarsi sulla produzione di quadri, gli unici supporti in grado di rappresentare l’artista stesso e la sua vita. Proprio la vetroresina diventa un veicolo attraverso il quale dare visibilità a volti comuni ed oggetti di tutti i giorni.

Un’arte, quella di Alessandro Compagnin, in continua evoluzione, che non ha sicuramente scelto i mezzi più consoni per esprimersi. Ma chi conosce questo artista sa che è sempre stato una “pecora nera”.

Tecnica

L’arte è in grado di elevare al rango di capolavoro anche il più umile dei materiali. Ed è proprio questo che avviene nelle opere di Alessandro, che riesce a trasformare la vetroresina in veri e propri capolavori dai soggetti più disparati.
Attualmente utilizzata per gli scopi più diversi, quali ad esempio la realizzazione della scocca delle automobili da corsa e le carene delle motociclette, la vetroresina è una sostanza liquida, che l’artista manipola e trasforma nel più resistente dei materiali, per dare forma ad idee e personaggi che affollano la sua vita.

Il processo creativo è apparentemente molto semplice: si parte da una fotografia, che subisce una rapida elaborazione grafica che ne determina la fattibilità. Questa verrà poi riprodotta su una lastra di vetroresina, appositamente trattata per fungere da supporto all’opera. Per rendere tale sostegno resistente, ed evitare quindi improvvise quanto fastidiose rotture, alla lastra viene aggiunto uno strato di fibra, opportunamente amalgamata con l’aggiunta di altra vetroresina liquida.
Al di là di queste caratteristiche squisitamente tecniche, la particolarità del quadro sta proprio nel suo aspetto finale: rispetto alla fotografia originale, la riproduzione è realizzata in negativo ed è speculare. E’ come guardarsi allo specchio, uno specchio in cui ombre e luci si fondono e si combinano, dando vita a piccoli capolavori contemporanei in cui la semplicità di un materiale incontra la bellezza della quotidianità dei soggetti. Un risultato visivamente (e non solo) di grande effetto.

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